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Vite da precari
Siamo tutti un po' precari. Ok. I fatalisti lo direbbero senz'altro: in questo mondo lo siamo un po' tutti. Ma, parafrasando Orwell, alcuni precari sono più precari di altri. E i redattori sono fra questi ultimi.

Perché non si sa neanche che esistano, perché – esperienza di vita vissuta – alla classica domanda: "Che lavoro fai?" il dialogo che ne segue sembra tratto da una pièce del teatro dell'assurdo. Assurde come le esperienze di ingiustizia, sfruttamento e illegalità cui siamo costretti a sottostare... per portare a casa la pagnotta.

Non ci credete? Date un'occhiata qui.


Siamo un po' tutti degli scrittori bohémien PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Testa   
Mercoledì 19 Settembre 2012 00:00

 

"Quando iniziai anche solo a pensare di fare questo lavoro, apparve nella mia mente l’immagine inquietante di un hipster conosciuto anni or sono nella sede estiva di un club milanese.
“E quindi… cosa fai nella vita?” Chiesi con molta noncuranza.
“Lo scrittore…” Rispose con molta nonchalance.
“Sì, ok. Ma cosa fai per vivere?”
Questa mia replica alcolica e sincera lo spiazzò non poco, e quasi offeso rispose qualcosa di incomprensibile. Forse non ho capito cosa diceva a causa della musica alta…
A fine serata lo ribattezzai Lo scrittore Bohémien e lo presi in giro bonariamente con i miei amici. Alle sue spalle, ovviamente.
Ad ogni modo, anni dopo scoprii che scrivere mi piaceva e qualcuno credeva che non lo facessi poi tanto male. Così, da allora non sono più sola: con me c’è il fantasma del suddetto hipster che aleggia intorno a me facendo la danza della vittoria.
Probabilmente pensa “Ben ti sta, brutta stronza!” e io rimugino chiedendomi cos’ho fatto di tanto malvagio per meritarmi di essere anch’io una scrittrice Bohemién in Italia, nel XXI secolo.

Siamo nell’epoca in cui nessuno batte Fabio Volo in classifica, che viene seguito a ruota dal manuale della Dieta Dukan e (senza troppa coerenza) da Cotto e Mangiato della Parodi.

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Le redazioni pericolose PDF Stampa E-mail
Scritto da Collega precaria   
Sabato 02 Aprile 2011 00:00

La prestigiosa casa editrice di Mordor, quella per cui lavoro, non è esattamente ciò che si può definire il luogo più amichevole, professionalizzante/professionale e gratificante della Terra di Mezzo. E del resto ho imparato che quello dell’editoria è uno stagno ben torbido in cui affondare le mani. Decido quindi, dopo lunga sopportazione e vani tentativi di risvegliare gli zombie a tempo indeterminato che avvitano bulloni accanto a me, di parlare con qualcuno… [spaventoso rombo di tuono]… del sindacato. Non di un sindacato, del sindacato: sai, quelli che non firmano. A trent’anni suonati, è il mio primo vero incontro ravvicinato con loro – e giuro di esserci andata senza pregiudizi; anzi, confesso di aver persino sperato per un attimo che potesse servire.

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Carta incostituzionale della Reprivata italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Ex stagista   
Giovedì 29 Aprile 2010 00:00

Un collega, "invitato" caldamente ad aprire la partita iva (ovviamente in regime di monocommittenza e con obbligo di presenza in ufficio), preferisce perdere il lavoro piuttosto che piegarsi all’abuso della casa editrice...

Questa la sua interpretazione di alcuni articoli della Costituzione italiana in chiave precaria.

 

Carta incostituzionale della Reprivata italiana

Articolo 1
L’Italia è una Reprivata fondata sullo stage. La sovranità appartiene al Capo, che la esercita senza norme e senza limiti.
Articolo 2
La Reprivata non riconosce e non garantisce diritti inviolabili al precario, né come singolo né nelle formazioni sociali ove si svolge il suo asservimento, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di sfruttamento politico, economico e sociale. 
Articolo 3
Tutti i precari hanno nulla dignità e sono egualmente sfruttabili, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Reprivata promuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza, impediscano il pieno sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 4
La Reprivata riconosce a tutti i precari il diritto al lavoro non retribuito e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni precario ha il dovere di svolgere, secondo le possibilità e le scelte altrui, un’attività o una funzione che concorra al progresso economico della società.
Articolo 5
La Reprivata, una e indiscutibile, disconosce le autonomie; attua nei servizi che favoriscono il precariato il più ampio accentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’accentramento.

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Editoria precaria PDF Stampa E-mail
Scritto da Clumsy   
Domenica 29 Novembre 2009 00:00

Qualche anno fa lasciavo Bologna per trasferirmi a Milano e inseguire il mio sogno di diventare un editor. Pensavo, superba, di avere in mano il mondo: ero io il giovane virgulto che l’editoria stava aspettando, avevo studiato e avevo studiato bene, ero giovane, versatile, curiosa, desiderosa di imparare, piena di passione. Non immaginavo di trovarmi davanti a un mercato del lavoro ormai intasato da tanti idealisti come me, illusi dalla continua nascita di nuovi master negli ultimi dieci anni.
Oggi la mia convinzione di dominare il mondo e di poter essere ascoltata per le idee che ho, giuste o sbagliate che siano, è ridotta al lumicino. È rimasta la sensazione di dover approfittare di tutte o quasi le occasioni che mi vengono offerte e la delusione nello scoprire che molto spesso le cose mi accadono non per riconoscimento dei miei meriti ma solo perché mi trovo al posto giusto nel momento giusto, quando nessun altro sa come tirare via la patata bollente dal fuoco o, molto più semplicemente, non ne ha tempo o voglia.

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