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Glossario del redattore precario

Ognuno di noi è circondato di parole; un redattore più degli altri.

Quello che segue è un tentativo, un continuo work in progress, di riunire in un lemmario le principali parole che costituiscono letteralmente la vita del redattore: quelle più tecniche legate al libro, croce e delizia di tutti noi, le varie forme pseudo contrattuali (e qui di delizie ce ne sono ben poche), i vari termini burocratici.
Il tutto condito con un pizzico di ironia, ma anche molta amarezza.


Ci sono 34 voci nel dizionario.
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lui non lo sa, ma non è che quel che esce a suo nome sia proprio sempre tutta tutta farina del suo sacco… o meglio, forse lo sa anche, ma finge spesso di non saperlo. E cosa ben più grave, a volte non vede, o non vuol vedere, che molti di quanti lavorano per lui, e con lui, in una casa editrice sono proprio gli stessi precari di cui si parla alla tv e sui giornali. Ma a fare gli struzzi, come è noto, spesso si vive (o ci si illude di vivere) meglio...
Battute
niente a che vedere con quelle di un copione teatrale o cinematografico. Le battute sono semplicemente le volte che le dita battono sulla tastiera. E fin QUI sono 163… spazi inclusi. La battuta, perciò, oltre a essere qualcosa che fa ridere, è un’altra unità di misura del nostro lavoro, su cui si basa la cartella (2000 battute). E vista la retribuzione media per cartella, qui, da ridere, non c’è proprio nulla.
Bozze
si tratta della stampata di un libro in impaginato che il correttore bozze deve leggere e su cui deve indicare, con segni convenzionali, errori grafici, ortografici o grammaticali. A causa dell’esternalizzazione di più fasi del lavoro e della fretta imposta ai vari collaboratori (più le tariffe vergognose), può succedere che le bozze finiscano per essere un vero campo di battaglia e il correttore, invece che segnalare piccole sviste, debba lavorare il doppio. Si dividono in prime e seconde bozze, vale a dire “prime e seconde fregature”.
Bozze cianografiche
fase finale del controllo delle bozze di un libro o di una rivista prima del definitivo “visto si stampi”. Una specie di prova del nove della bravura del redattore. Chi si esercita malignamente sulla bozza lavorata in tempo record e con paga da fame è il famigerato correttore di bozze, altrettanto sottopagato, ultimo anello di quella filiera dello sfruttamento che è l'industria editoriale. Insomma, una guerra tra poveri… sì, poveri cristi che ingrassano le fila dei precari.
Cartella
unità di misura che ormai equivale quasi ovunque a 2000 battute. È “a cartella” che i committenti in editoria stabiliscono, spesso unilateralmente, il nostro compenso. Varia in base all'attività da svolgere (bozze, traduzione, revisione, inserimenti, ecc.) e della casa editrice/studio editoriale (se grande, piccola, umana, "schiavista"...). Record di tariffa minima stabilito: 0,45 euro a cartella. Problema: Quanti libri a questa tariffa si devono fare per arrivare a fine mese?
Co.co.co.
tipologia contrattuale precaria utilizzata, in editoria, inizialmente per offrire lavoro anche in periodi con blocchi d’assunzione. Il lavoratore veniva pagato molto di più proprio perché poteva “restare a piedi”. Invece di trasformarsi in assunzione a tempo determinato o indeterminato, veniva rinnovato di anno in anno, e ogni nuovo lavoratore preso con quella formula contrattuale riceveva un compenso sempre minore. Per arginare il fenomeno si è sostituito con il co.co.pro.
Co.co.pro.
tipologia contrattuale precaria utilizzata per sostituire il co.co.co. Avrebbe dovuto stabilire regole precise per tutelare maggiormente il lavoratore precario, ma la misura si è rivelata inutile. Invece di assumere, si rinnovano co.co.pro. per anni a cifre infime lasciando, nei fatti, il lavoratore privo di qualsiasi diritto, utilizzando sui contratti definizioni fumose o del tutto inventate.
Collaborazione occasionale
una tantum (il principio di questa collaborazione è l'occasionalità) è possibile svolgere per una casa editrice o uno studio editoriale un lavoro il cui compenso non deve superare i 5.000 euro e la cui durata non deve essere superiore ai 30 giorni. Tranquilli, difficilmente capiterà di essere pagati quella somma per un periodo così breve. Bene che vada, si rimane alle dipendenze del committente per un tot di tempo (magari 6 mesi) fino alla soglia dei 5.000 euro. E dopo? Non tutti i committenti sono così magnanimi da continuare a mascherare una forma di lavoro dipendente dietro un co.co.pro, che a volte si rivela un lusso. Ad alcuni non conviene: si aggiunge un minimo di contributi previdenziali, non possono permetterselo.
Colophon
indicazioni legali e tecniche sulla realizzazione di un dato libro presenti sul retrofrontespizio o in fondo al volume. Può contenere, tra l’altro, il nome delle persone che vi hanno lavorato – traduttori, curatori, illustratori, stampatori –, ma la menzione a un redattore è più rara di un cucciolo di foca monaca. Un tempo il redattore non si disperava perché si sentiva parte della casa editrice. Ora, invece, oltre che cornuto, è pure mazziato.
Corso di editoria
master, corsi, seminari, biennali, annuali, semestrali, di un mese o di un week-end, chissà come mai crescono come funghi ed è raro che siano economici. E più millantano nomi e contatti importanti, più il costo lievita... e più gli aspiranti redattori pensano sia facile lavorare nell'editoria. Qualche corso serio c'è, e si riconosce dal fatto che come prima cosa avverte gli allievi delle difficoltà del mercato. D'altra parte, però, siccome anche a fare il precario nessuno ti prende se non ne sai almeno un po' di editoria, anche i corsi sono importanti... Per non finire in pasto ai lupi prima del tempo, informatevi bene prima di spendere soldi.
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