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Scritto da Redazione Precaria   
Giovedì 11 Dicembre 2008 18:19
I nostri obiettivi non sono avulsi dalla realtà, ma nascono da semplici considerazioni di buon senso ed equità.

L’industria editoriale è il luogo dove si producono libri, riviste e contenuti in genere da divulgare sui supporti più vari. Chi si occupa specificamente di questa produzione dovrebbe far parte del personale dipendente dell’azienda. Dunque ci opponiamo all’esternalizzazione selvaggia dei servizi editoriali e ci battiamo affinché per i redattori e le altre qualifiche tipiche del nostro settore il lavoro subordinato torni ad essere la regola e non l’eccezione.

L’eventuale assunzione con forme di contratto «atipiche», invece che essere imposta come diktat dall’azienda, dovrebbe essere negoziata tra le parti contraenti. Dato che tali forme contrattuali comportano per l’impresa un vantaggio in termini di flessibilità organizzativa e per il lavoratore un sacrificio in termini di garanzie e diritti, al datore di lavoro dovrebbero costare più dei contratti subordinati (e non molto meno come accade oggi). Dunque non siamo pregiudizialmente contro la possibilità di ricorrere a collaborazioni occasionali, a progetto ecc., ma riteniamo che queste forme di prestazione debbano essere scelte anche dal lavoratore, non solo dall’azienda, che debbano essere retribuite in maniera adeguata e che tempi e modalità del loro svolgimento debbano essere concordati tra le parti. In una prospettiva più ampia, poi, pensiamo che nell'odierna situazione di precarizzazione strutturale generalizzata occorra rivedere a fondo l'intero sistema degli ammortizzatori sociali mirando, come intervento prioritario, all'introduzione di un reddito di cittadinanza universale e incondizionato. 

Troppo spesso le retribuzioni dei precari dell’editoria vengono stabilite in modo arbitrario e insindacabile dal committente. Noi vogliamo che i professionisti del nostro settore ricevano compensi equi e trasparenti, perciò ci proponiamo di mettere a punto un “tariffario del redattore” che stabilisca quale sia una retribuzione adeguata per tipo e carico di lavoro svolto. Questo schema aiuterà i nostri colleghi a valutare la congruità dei compensi percepiti, e inoltre potrà essere presentato come base di discussione per un’eventuale regolamentazione ufficiale delle prestazioni editoriali.

Oggi nelle case editrici e negli studi editoriali non si fanno quasi più nuove assunzioni a tempo indeterminato, e gli incarichi di routine sono sempre più spesso affidati a collaboratori costretti a recarsi in azienda rispettando gli orari di ufficio e soggiacendo al volere di dirigenti e capireparto. Tutto ciò, oltre che moralmente riprovevole, è illegale. Dunque pretendiamo che collaboratori a progetto, occasionali ecc. non vengano utilizzati per supplire alla carenza di personale interno e che, come stabilito dalla legge, operino in autonomia con il solo vincolo di coordinarsi con i propri referenti di produzione. Non ci stancheremo mai di denunciare questa situazione abusiva, di fronte alla quale rivolgiamo un appello alle autorità competenti perché ripristino niente più e niente meno che il rispetto della legge.

Case editrici e studi editoriali stanno forzando la mano nella direzione di un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, inducendo i redattori precari ad accettare fattispecie contrattuali improprie (ad esempio contratti di cessione di diritti d’autore) o addirittura ad aprirsi la partita IVA. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di «proposte» da cui non abbiamo nulla da guadagnare. Dunque contrastiamo strenuamente l’attuale tendenza alla più totale deregulation, e invitiamo tutti i nostri colleghi a fare altrettanto, consapevoli che se tale disegno sarà portato a termine finiremo tutti in una giungla, e non certo come predatori.
Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Ottobre 2010 13:28
 
 

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