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Il sito della Rete dei Redattori Precari vi dà il benvenuto
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Rerepre al Salone del Libro di Torino 2012 |
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Scritto da Redazione Precaria
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Venerdì 11 Maggio 2012 14:21 |
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Quest'anno la Rete dei Redattori Precari farà sentire la sua voce al Salone del Libro di Torino partecipando all'incontro a cura di Generazione TQ.
IL LAVORO IN CAMPO EDITORIALE. RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE, PRATICHE E STORTURE
Domenica 13 maggio, h 16, Sala Professionali, pad. 3
Interviene per noi Federica Zicchiero.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Maggio 2012 15:37 |
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Global MayDay - Primo Maggio Precario |
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Scritto da Redattrice devota
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Lunedì 30 Aprile 2012 14:46 |
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MILANO GLOBAL MAYDAY 1° MAGGIO DEI PRECARI
con agorà pubblica finale sulla precarietà in Piazza Castello
ORE 15.00 PIAZZALE XXV MAGGIO
Global MayDay: Milano, Vienna, Toronto, Lisbona, Stati Uniti, Amburgo, Rhur solo per citare alcune delle piazze e delle città che verranno invase il Primo Maggio data che segna l’inizio di un mese di lotte, di cospirazioni, di scioperi, di agitazioni europee e non solo.
L’anno che è passato è stato pesante e l’anno che verrà sarà ancora più tosto per precari, lavoratori, pensionati, migranti, licenziati, cassa integrati, studenti.
Quest’anno non c’è niente da festeggiare ma tanto da organizzare, collegare, costruire, cospirare e per questo la Global MayDay 2012 terminerà in Piazza Castello con una grande agorà pubblica dove al centro saranno le voci, le idee, la rabbia della moltitudine precaria. Un microfono precario nelle mani di Claudio Jampaglia (giornalista Prospekt Photographers) che girerà tra la gente evitando accuratamente di dare la parola agli organizzatori. Testimonianze anche dalle altre MayDay.
Il mondo sta dicendo no ai governi delle banche, alle speculazioni finanziarie, agli obblighi di pareggio di bilancio, al pagamento del debito, al rifinanziamento delle banche e delle istituzioni internazionali che ci hanno portato sull’orlo del baratro.
In Italia abbiamo la massima rappresentazione del governo delle banche che ha sfornato una riforma del mercato del lavoro che va a completare il processo di precarizzazione della vita, ad aumentare il già alto livello di ricatto sul lavoro stabile annacquando e di fatto smantellando le ultime protezioni rimaste (art. 18). Un governo che attua scelte economico-politiche guardando lo spread e il compiacimento degli amici di merende internazionali più che il paese reale per costruire un futuro su basi diverse.
La Global-MayDay 2012 continuerà a navigare nella scia del cambiamento iniziata nella passata edizione: meno parade più politica, più rivendicazioni, più cospirazione. Più voce alle lotte e alle rivendicazioni dei lavoratori precari e non che sono nate nel territorio metropolitano lombardo e non solo, più voce alle questioni territoriali, più voce alle molte campagne dai beni comuni al diritto alla mobilità. Più voce alla cultura e alle lotte per un’università degna di questo nome. Più voce ai collegamenti con le lotte internazionali che culmineranno nell’assedio alla BCE di Francoforte.
Infoweb: www.precaria.org |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Aprile 2012 15:08 |
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Scritto da Redattrice Europea
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Lunedì 23 Aprile 2012 13:36 |
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Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d'autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell'economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.
Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull'articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l'aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato,senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.
Ecco l'anomalia scandalosa del mondo del lavoro italiano: dove di fatto, a chi non ha un contratto da dipendente a tempo indeterminato, non viene riconosciuta piena cittadinanza costituzionale.
In questo stato di discriminazione vivono almeno altri quattro milioni di persone la cui condizione di precarietà, tanto nella pubblica amministrazione quanto nel privato, non viene affrontata dal ddl in discussione in Parlamento se non mediante un contratto di apprendistato valido fino ai 29 anni di età. Ossia con una misura che da una parte complica il panorama delle forme contrattuali atipiche - già oggi 46! - dall'altra tenta di occultare una realtà ineludibile: nei prossimi vent'anni la nostra società sarà sempre più fondata sul lavoro indipendente.
Invece di tutelare un terzo della forza lavoro attiva in Italia, oggi si preferisce trattare sei milioni di persone a mo' di bancomat per tenere in vita un sistema fallimentare. Si continua a non prendere in considerazione la possibilità di un reddito di cittadinanza, una delle forme di welfare in grado di contrastare l'enorme processo di esclusione sociale in corso. L'Italia resta l'unico Paese europeo, insieme alla Grecia, a non garantire protezioni sociali per tutti i lavoratori. La "nuova" assicurazione sociale (ASPI) non è che il vecchio sussidio di disoccupazione, praticamente inaccessibile a chi svolge un'attività indipendente.
Non vogliamo restare i paria di questa società e riteniamo fondamentale fermare, e ridiscutere radicalmente, le misure contenute nel ddl del Ministro Fornero. Perché oggi è in gioco molto più di una legge: si tratta - è impossibile non vederlo - del futuro del nostro Paese e della nostra civiltà. Per questo sentiamo la necessità di creare una coalizione del lavoro indipendente e precarizzato, tra chi è a rischio di povertà e le persone alla permanente ricerca di occupazione. Questo è il momento di promuovere, oltre i confini delle singole categorie, la consapevolezza di un obiettivo comune: creare il diritto effettivo e universale di cittadinanza e un dovere di solidarietà sociale.
Accanto alla regolazione dei rapporti contrattuali, qualsiasi riforma deve prevedere la tutela di tutte le persone nel cosiddetto "mercato" del lavoro. È necessario riconoscere nuovi diritti sociali fondamentali per le lavoratrici e i lavoratori autonomi in maternità o paternità, in malattia, nella transizione tra impieghi; diritti che garantiscano una retribuzione adeguata «e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa», com'è sancito dall'art. 36 della Costituzione.
Ciò impone scelte coraggiose nelle politiche economiche, sociali e culturali, improntate alla democrazia e alla trasparenza, al rispetto della vita e della dignità di tutti i cittadini e di tutte le persone che vivono e lavorano nel nostro Paese. Richiede una visione generale della società, una visione di cui avvertiamo drammaticamente l'assenza.
Invitiamo tutte le associazioni di categoria, le reti e i movimenti, oltre a tutti i singoli interessati, a sottoscrivere questo appello e a partecipare alla nostra campagna di mobilitazione, che avrà inizio con un'assemblea nazionale il prossimo 5 maggio alla Città dell'Altra Economia di Roma.
Se chi ci governa non sa immaginare
il futuro, proveremo a farlo noi.
Per adesioni:
www.ilquintostato.it
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Hanno aderito:
Amate l'architettura - movimento per l'architettura contemporanea, Asilo della conoscenza e della creatività (Napoli), Acta - Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, Aiap - Associazione design della comunicazione visiva, Ana - Associazione Nazionale Archeologi, La Balena - collettivo di lavoratori dello spettacolo e dell'immateriale (Napoli), Cantieri che vogliamo (Palermo), Centro Laboratorio Arti Contemporanee - CLAC (Palermo), Consorzio Città dell'Altraeconomia 2.0 (Roma), Coordinamento Cultura Bene Comune (Roma), Errori di stampa - coordinamento giornalisti precari, Diversamente Occupate (Roma), Generazione TQ, Iva sei partita - architetti e ingegneri in viaggio con Iva, Laboratorio Zeta (Palermo), La ragione del restauro, Lavoratori dell'arte (Milano), Lavoro culturale, PrecarieMenti, Il Quinto Stato, Rete redattori Precari (Rerepre), Rete della conoscenza, Sale Docks - spazio indipendente
per le arti visive e sceniche (Venezia), Scrittori Precari, Strade - Sindacato dei traduttori editoriali, Teatro Coppola - Teatro dei cittadini (Catania), Teatro Garibaldi Occupato (Palermo), Teatro del Lido di Ostia Occupato, Teatro Valle Occupato (Roma)
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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2012 10:55 |
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Riforma del lavoro: a chi giova? |
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Scritto da Erasmo
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Giovedì 22 Marzo 2012 00:00 |
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La riforma Fornero ha preso corpo e, salvo un'improbabile opposizione parlamentare, d’ora in avanti nulla nel mercato del lavoro sarà come prima. La ratio dell’intervento è chiara: maggiore stabilità per i giovani in ingresso barattata con una maggiore facilità (leggasi libertà) di licenziamento da parte delle imprese; incoraggiamento del lavoro dipendente; disincentivazione dei contratti a termine e a progetto mediante aumento dei relativi contributi; contrasto alle finte partite IVA mediante, forse, l'introduzione dell'obbligo di stabilizzazione; sostegno al reddito limitato nel tempo e accompagnamento al reinserimento lavorativo per il dipendente che perde l’impiego.
Nessun ammortizzatore sociale, invece, per l’atipico che rimane senza lavoro, neppure quell’abbozzo di intervento a favore dei collaboratori a progetto noto come “bonus una tantum”.
Comunque la si voglia giudicare, la riconfigurazione del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali è un progetto a medio-lungo termine di cui vedremo i frutti solo tra diversi anni. Prima della sua completa messa a regime, invece, vivremo una fase liminale in cui alcuni (i lavoratori già inseriti nel sistema di tutele previste dalla normativa odierna e quelli che avrebbero avuto concrete chance di rientrarvi, oltre ai collaboratori a progetto) subiranno una perdita secca, mentre altri (una fetta più o meno consistente di coloro che sarebbero stati condannati a entrare nel mercato del lavoro come schiavi – condizione di tanti giovani e non più giovani cresciuti professionalmente all’ombra delle controriforme dei vari Treu, Maroni e Sacconi) beneficeranno, almeno sulla carta, del nuovo ordinamento.
Così sintetizzato il quadro della situazione, che cosa accadrà nel nostro settore?
Non abbiamo la sfera di cristallo, ma è facile prevedere che gli editori, mentre non si faranno certo sfuggire i vantaggi della maggiore flessibilità in uscita, troveranno gli opportuni escamotage per sottrarsi ai vincoli della stabilizzazione e agli aggravi contributivi previsti per i contratti a termine e a progetto.
Come? Ad esempio ricorrendo più spesso ai contratti di cessione diritti (una vera truffa per editor e redattori), oppure costringendo i co.co.pro. ad aprirsi la partita IVA... salvo poi togliergli un bel po’ di commesse per evitare di dover essere indiziati di abuso del lavoro autonomo.
E che ne sarà di coloro che con tanta fatica si sono ritagliati un posticino di relativa serenità nell’attuale mercato del lavoro (collaboratori a progetto genuini, partite IVA con committenza prevalente ma sicura...)? Restino pure così, se le imprese glielo concedono, ma si preparino a veder aumentare la differenza tra compenso lordo e netto, e non pretendano di essere assistiti dallo Stato quando il lavoro non c'è. In alternativa, chiedano di essere stabilizzati (!), oppure si trasformino in “imprenditori di se stessi” e facciano concorrenza ai loro colleghi, naturalmente a suon di tagli alle tariffe: nel nuovo ordinamento sono delle anomalie che, per amore o per forza, dovranno estinguersi.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Marzo 2012 14:25 |
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